Mangiare vegano è un salasso per le tasche?

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Mangiare vegano è un salasso per le tasche?

Per capire quanto costa mangiare vegano e bio hanno fatto un esperimento. Prima sono entrati a fare una spesa per quattro persone in un negozio specializzato in alimenti biologici e vegani e poi sono andati in un supermercato normale (sic) per verificare la differenza di prezzo. È successo nella settimana appena trascorsa nel corso della trasmissione In Onda, condotta da Gianluigi Paragone e Francesca Barra, su La7.

Equipaggiati con tanto di telecamera nascosta, hanno acquistato cibo a sufficienza per la colazione del mattino e il pranzo, una merenda per il pomeriggio e per la cena della sera. Più esattamente: latte vegetale di riso, una confezione di zucchero di canna, cereali integrali e una crema alle nocciole priva di latte e uova per la colazione. E ancora: un chilogrammo di spaghetti integrali e il pesto per il pranzo; la soia per preparare gli hamburger (sic) e un contorno per la cena. A suggello, uno snack per lo spuntino pomeridiano. Il prezzo? 33,01 euro. «Avete capito bene?», è il commento della parsimoniosa inviata che conosce bene il prezzo ma non il valore del cibo.

Ma quanto costano prodotti equivalenti «in un mercato normale (sic)?». La lista della spesa ha incluso un brick di latte di mucca, una confezione di zucchero di canna, cereali integrali e una crema spalmabile alle nocciole. Anche in questo caso non sono mancati spaghetti e un vasetto di pesto, un chilogrammo di carne trita e lo stesso contorno acquistato nel market vegano. Infine, è stato aggiunto nel carrello della spesa lo snack per il pomeriggio. Ebbene, in questo caso lo scontrino ha battuto il totale di 18,49 euro.

La conclusione? La differenza di prezzo nella spesa di un giorno è pari a 14,51 euro. Che diventano 435 euro nel giro di una settimana. Sempre considerando che ogni giorno venga consumata un’intera confezione di zucchero così come un intero barattolo di crema alle nocciole. Il servizio si spinge oltre e calcola in 5.296,15 euro la differenza di prezzo in capo a un anno tra la spesa vegana e la spesa tradizionale, considerando sempre uno stra-abuso di zucchero e di crema alla nocciola nell’ambito di un regime alimentare evidentemente un po’ noioso.

Mettendo da parte i benefici di un’alimentazione sana con prodotti salutari, indipendentemente dalle scelte alimentari, queste somme e sottrazioni sanno di faciloneria e approssimazione. Di calcoli fatti tanto per fare. Andando più a fondo nella questione e riconoscendo il maggiore ma non spropositato impegno di spesa richiesto, ciò che il servizio non dice è che mangiare bene è sempre un investimento economico e di salute. I cibi bio, per esempio, danno più soddisfazione e forse per questo saziano più a lungo. Permettono di scoprire nuove ricette e nuovi ingredienti, come il miglio e l’amaranto. Ci si sveglia con molte più energie, forse perché si mangiano piatti digeribili a cena o per la sferzata che arriva dalla ricca colazione. Dopo una sola settimana l’organismo è più riposato.

Per risparmiare, che si mangi biologico o meno, valgono piuttosto altre regole, come cucinare a casa e prepararsi ai fornelli casalinghi anche i pasti da consumare fuori, tipo il pranzo in ufficio o gli spuntini di metà mattina e pomeriggio. I piatti pronti biologici sono da evitare perché ovviamente costano più della materia prima da cucinare, proprio come accade per le ricette pronte non bio: per esempio le torte salate sono facili da preparare in casa, costano poco e si possono portare facilmente con sé.

Andando poi nello specifico degli alimenti biologici e vegan, bisogna ricordare sempre di mangiare frutta con la buccia (grazie alle fibre sazia più a lungo), tenere d’occhio le offerte e scegliere le confezioni grandi al momento dell’acquisto, controllando il prezzo al chilo: anche nella grande distribuzione specializzata in alimenti bio e vegan ci sono regolarmente offerte su alcuni prodotti, sconti su verdura e frutta e una gamma di cibi in promozione. Infine bisogna evitare gli sprechi, inventarsi ricette per utilizzare la frutta e la verdura senza farla scadere.

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