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Pellegrino a Santiago – Parte IX: benedetto dolore

Da Cirauqui a Villamayor de Monjardin.
Il terzo giorno non sono più solo. Mi accompagna, per tutto il tempo, la famosa tendinite ai polpacci. Ringrazio i dolori alle gambe che impongono di spostare l’attenzione su qualcosa d’altro per sentire meno il fastidio. È in questi momenti che apprezzi maggiormente la pratica del respiro.
A Estella, la città medievale della Navarra, comincio a socializzare con tutti quelli che incontro. Entro perfino in un museo che mi distrae per una buona oretta dal disturbo delle gambe. Proseguo per altri dieci chilometri concentrandomi sul paesaggio e attaccando bottone con i contadini nei vigneti. Qui scopro che, a uno di loro, piace il vino italiano. Si fa arrivare il Lambrusco dall’Emilia Romagna, e mi cita anche l’aceto balsamico di Modena, due schifezze che mi fanno rabbrividire. Ma è solo un’opinione personale sul vino frizzante e sui sapori troppo forti.
Finalmente in branda! Dopo una bella doccia fredda a sanare le spalle e le braccia che sono arse dal sole e le gambe sensibili all’infiammazione. Spento il fuoco, mi addormento per un’oretta. Grazie ai tappi nelle orecchie non sento tutti i rumori tipici dei pellegrini che si aggirano nelle stanze del piccolo rifugio di Villamayor de Monjardin. Mi svegliano i due ragazzi dell’Associazione di Evangelisti che gestiscono il simpatico rifugio per la meditazione a lume di candela e per la cena a base di minestra e frittata. Mi sento bene, il dolore è diminuito, grazie anche alla crema all’arnica e alle pastiglie omeopatiche che prendo da quando sono partito. A colazione saluto con un abbraccio i due hospitaleros che mi hanno accolto, nutrito di cibo e di spirito. Esco mentre si fa chiaro e l’alba s’indora nell’azzurro intenso della mattina.

Walter Orioli

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TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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