La dieta dei colori o della monotonia? Tu ci credi?

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La dieta dei colori o della monotonia? Tu ci credi?

Il mio regime alimentare è imperfetto, lo so. Ma le idee sono chiare: prediligo cibi a prevalenza vegetale, non raffinati, cereali integrali, legumi, frutta e verdure di stagione. Il latte, poi, meglio se di riso. Il problema, se mai lo sia, è la continuità. Alcune volte faccio degli scivoloni niente male, ma sono saltuari e sempre meno frequenti con il passare del tempo. Nulla in confronto ai racconti di amiche e conoscenti della domenica sullo stile alimentare.

C’è chi crede che si dimagrisce con gli occhi: la dieta va abbinata alla scelta di piatti, bicchieri e posate. A contare è il colore: se coincide con quello del cibo, mangiamo di più. Ma anche il modo in cui è fatto un bicchiere: se è alto e stretto, versiamo di meno. E se prendiamo le portate dal bancone anziché dalla tavola, ci ingozziamo di meno.

C’è chi scommette sulla monotonia. Mangiare sempre gli stessi cibi aiuta a perdere peso. I nutrizionisti di tutto il mondo consegnerebbero alle fiamme un simile regime alimentare. Il concetto centrale di questa dieta è molto semplice: se assumi cibi sempre diversi e provi gusti nuovi, stimoli la fame e l’appetito. Meglio allora mangiare sempre la solita minestra per arrivare così a una sorta di assuefazione cioè a non provare più amore per il cibo. Soffrire per ottenere la ricompensa.

Ecco poi la g-Diet: nutririsi sulla base dei geni del proprio dna. Benvenuti nella nutrigenomica, l’applicazione dei progressi della genetica nell’alimentazione. Da Trieste assicurano: basta effettuare il prelievo di saliva, il test del gusto amaro e compilare un questionario informativo sul proprio stile di vita ed entro un mese ciascuno si ritrova fra le mani un piano nutrizionale perfetto, centrato sul proprio dna. Un terno a lotto.

La sera è fatta per dormire, la mattina per mangiare. Sappiamo tutti che la quantità di cibo introdotta nel corpo è decisiva per l’aumento della linea, ma ritmi di alimentazione sbagliati provocano crescite indesiderate della propria circonferenza. Qui entra in gioco la cosiddetta dieta dell’orologio che si basa su un principio elementare: assumere il cibo giusto al momento giusto. Più che di dieta bisognerebbe parlare di corretto regime alimentare.

E poi ci sono le diete delle star, quelle raccontate dalla food writer Rebecca Harrington nel libro I’ll have what she’s having (Random House). Si scopre che Madonna beve una zuppa di miso al mattino e orzo alle alghe di sera e tra un pranzo e l’altro prescrive una serie interminabile di esercizi spaccaossa e spezza fiato. E che Jackie Kennedy metteva nel piatto solo una patata bollita al giorno con caviale e crema acida («delizioso, ma completamente folle e costosissimo»). O ancora che il piatto preferito di Cameron Diaz è farina d’avena (mattina, mezzogiorno e cena) cucinata con porro caramellato e salsa giapponese Ponzu. E che Greta Garbo, per guardare ai classici, mangiò per molto tempo solo albicocche secche, latte intero, e fagioli neri. Vip, che bisogno c’è?


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