L’isola delle capre o l’isola del leone? | Giglio (e Giannutri) e Caprera (e la Maddalena)

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L’isola delle capre o l’isola del leone? | Giglio (e Giannutri) e Caprera (e la Maddalena)

Una è l’isola delle capre, l’altra è l’isola del leone. Una deve il suo nome agli antichi Romani con cui raggiunse uno splendore imperiale, l’altra a Giuseppe Garibaldi, il primo vip che approdò nell’arcipelago della Maddalena, stregato dal clima di semplicità patriarcale e dallo stile di vita bucolico. In comune hanno lo stesso mare e la possibilità di vedere il tramonto alla sera e l’alba al mattino. L’isola del Giglio, la seconda per dimensioni dell’arcipelago toscano, e l’isola Caprera nell’arcipelago sardo della Maddalena sono così vicine geograficamente quanto speciali nella loro unicità.

Pietro Labate, guida ambientale del viaggio a piedi Vie dei Canti in calendario dal 30 maggio al 3 giugno 2015, ci guarda sornione e anticipa la domanda: «Cos’è il Giglio? Un’isola con i piedi nel mare e la testa sui monti». Imbarcandosi a Porto Santo Stefano, nel giro di un’ora, si arriva sull’isola. La prima immagine è quella delle casette multicolori sotto la torre, il secolare simbolo che testimonia il Granducato di Toscana. L’alternarsi di piccoli angoli, anfratti, dirupi lungo tutta la costa, contribuisce al fascino di questo pezzo di Toscana in mezzo al mare. «Camminiamo molto – anticipa Pietro – vediamo la storia, scopriamo paesaggi inaspettati e zone non turistiche, facciamo anche il bagno a mare». E soprattutto, sorride, «abbiamo la possibilità di conoscere un’isola nel vero senso della parola: isolati e isolani». Accanto al Giglio c’è Giannutri, dove tutti si conoscono e tutti si danno del tu. Quest’isola calcarea è uno degli ultimi rifugi per chi vuole fuggire dalla folla.

Lo si intuisce appena sbarcati, quando uno sparuto gruppo di abitanti dell’isola aspetta l’arrivo del traghetto. Sono sul molo, a piedi scalzi, semplicemente in costume, con la pelle abbrustolita dal sole ad attendere, come tutti gli anni in questo periodo, Pietro e i camminatori. Si gira a piedi, si cammina su strade non asfaltate in mezzo a una macchia mediterranea profumata di lentisco, ginepro, rosmarino e mirto simile a quella della Sardegna, c’è un solo bar in piazzetta, che è anche ristorante e minimarket: questo è il bello della più meridionale delle isole toscane.

Isolati e isolani, già, un modo di vivere che la guida Matteo Casula, che dà appuntamento al viaggio a piedi Vie dei Canti dal 30 maggio al 5 giugno 2015, conosce bene. A tal punto che si rischia il contagio. «Tutti i sardi, ma spesso anche i continentali, come a volte li appelliamo soffrono di quello che viene chiamato Mal di Sardegna». In quest’isola, rivela, c’è un segreto ed è «il suo cuore primigenio, nativo, selvaggio, che cattura il nocciolo più intimo formato da queste qualità che ogni uomo si porta dentro, inconsciamente o meno. Fortunatamente per molti aspetti la Sardegna e i Sardi hanno conservato quella scintilla primitiva che spesso, dai, è letta come arretratezza in senso lato, ma che invece è un voler fortemente rimanere ancorati a uno spirito nativo che ci caratterizza. La Sardegna ha in più questa sua ancestralità».

Caprera è un’isola selvaggia. Esibisce molte baie e spiagge e una rete di vecchi sentieri, conosciuti centimetro per centimetro da Matteo, permette di arrivare alle quelle più belle. Dopo 5-6 ore di cammino giornaliero, il desiderio di gettarsi nel mare ridendo e gridando diventa incontenibile. E, abbandonati i vestiti e gli zaini sulla riva, è inevitabile tuffarsi nell’acqua e spruzzarsi a vicenda. D’altronde, lo diceva anche Bruce Chatwin, scrittore e viaggiatore senza tempo: “Se i bambini non sopportano di star fermi, come ci sarà possibile, più tardi, fermarci?“.


RIFERIMENTI:


Giglio e Giannutri – 30 maggio – 3 giugno 2015

Maddalena e Caprera – 30 maggio – 5 giugno 2015

TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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