«La carne ha fatto più danni delle guerre»

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«La carne ha fatto più danni delle guerre»

Un buon motivo per mangiare bene? Dimostrare di avere amore per se stessi. T. Colin Campbell è un medico, un ricercatore e un professore di Biochimica nutrizionale. La notorietà del grande pubblico gli è arrivata con la pubblicazione del ben noto The China Study con cui ha cercato di dimostrare, provette alla mano, il legame tra cibo e tumori: «Specialmente quando si trattava di proteine animali, se le somministravamo in quantità superiori al fabbisogno giornaliero, potevamo attivare lo sviluppo del cancro. Quando riducevamo le quantità potevamo disattivarlo. Se tornavamo ad aumentarla, il cancro si riattivava». E ancora, come spiega nel video sottotitolato in italiano e pubblicato qui sotto: «Abbiamo gli indizi che il consumo di alimenti di origine animale, e in particolare proteine di origine animale, abbia avuto enormi conseguenze, forse uccidendo più persone che tutte le guerre messe insieme».

Secondo Franco Berrino, medico ed epidemiologo, «con un’alimentazione naturale si può prevenire la grande maggioranza dei casi di ipertensione, di diabete, delle coronaropatie e anche una buona frazione dei tumori maligni. E ci si potrebbe consentire di morire sani in età anziana».  A fargli eco è Thomas M. Campbell, medico e coautore insieme al padre del The China Study: «Persone che pensavano di avere forse un anno di vita sono vissute, in alcuni casi, altri 17, 18, 19 anni grazie a una dieta a base vegetale».

A mettere attorno allo stesso tavolo i due Campbell, Berrino e altri studiosi del cibo e della salute, è stato “Food ReLOVution: tutto ciò che mangi ha una conseguenza”. Si tratta di un film documentario, diretto da Thomas Torelli, sponsorizzato dalla rivista Terra Nuova e per cui è in corso una campagna di crowdfunding per il suo completamento, che punta i riflettori sulle conseguenze della cultura della carne sulla salute, sulla fame nel mondo, sul benessere degli animali e sull’ambiente. Già, perché l’impatto del consumo del cibo non è solo sui noi stessi, ma sull’umanità. Per Carlo Petrini, gastronomo, fondatore di Slow Food, «la vergogna che ci sia una moltitudine di morti per fame deve essere affrontata dall’umanità come un problema assolutamente risolvibile».

Vandana Shiva, fisico, ecofemminista, attivista ambientale e scrittrice, rivela che «circa il 70% della soia e del mais prodotti nel mondo sono usati come mangimi per animali». E questa «è una delle cause principali della fame delle persone oggi sul pianeta». Le considerazioni di Frances Moore Lappé, scrittrice e ambientalista, toccano le coscienze: «Non possiamo realmente sentirci sicuri, felici, protetti e creativi se ci sono 868 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo. No, non può essere possibile».

Il messaggio è chiaro: non affidarsi solo ai dogmi alimentari ma conoscere il cibo introdotto nel proprio corpo, così da avviare piccole rivoluzioni pacifiche. Tante quante sono gli abitanti del pianeta. Anche perché l’alternativa, argomenta Noam Mohr, professore di fisica e autore, è il nulla: «Il nostro consumo di prodotti animali è di tale portata che stiamo modificando l’intero pianeta: è veramente impossibile. Semplicemente non abbiamo le risorse per continuare così».


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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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