Genuino clandestino, se il biologico è senza marca

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Genuino clandestino, se il biologico è senza marca

Volti e mani che lavorano. Zolle di terra e cipolle. Zolle e scarpe infangate. Questa è la storia di Genuino clandestino, il movimento di contadini che da più di dieci anni organizza mercatini autogestiti come forma di resistenza ai mercati generali e alla grande distribuzione. Sono 200 nella campagna romana, 100 a Bologna e una sessantina in Campania. Gente che con la zappa mantiene la famiglia e con la testa e il cuore è pronta a rivoluzionare il modello di produzione agricola. Spesso non sono contadini di prima generazione, ma precari, disoccupati, ex insegnanti che hanno scelto di tornare alla terra con un progetto politico. In Genuino clandestino parlano giovani e meno giovani, convinti che la spesa alimentare sia l’inizio di una catena di scelte consapevoli, quelli che la grande distribuzione definirebbe consumatori, ma che si definiscono co-produttori per sottolineare l’alleanza fra coltivatori, allevatori, pastori e artigiani.

Da queste parti la parola bio è usata con molta cautela. Sì, perché c’è il bio certificato, c’è quello inquinato da chi è verde sono nella facciata e c’è il loro, quello senza marca. Genuino clandestino è movimento senza portavoce né strutture gerarchiche e rappresenta un modello di difesa della libera lavorazione dei prodotti e del patrimonio di saperi e sapori della terra. Quella tradizione che a volte le leggi non contemplano.

Non si tratta dell’unico esempio di ricerca di un rapporto più diretto e genuino con la terra e il cibo. Ci sono corsi di agricoltura sinergica, come quello organizzati fra il 27 e il 29 marzo sui monti toscani della Garfagnana, a Corfino, in provincia di Lucca. In tre giorni si condividono la semplicità di fare il disegno dell’orto sinergico, seminare e trapiantare le piantine, e la magia di vederle crescere. La filosofia seguita è semplice: più spazio alla natura, meno all’intervento umano.

Genuino Clandestino from Nicola Angrisano on Vimeo.

Ad affiancare i partecipanti c’è Raffaella Nencioni. Da 15 anni vive in campagna dove coltiva ortaggi, alberi da frutto e olivi seguendo vari metodi: dal biologico al biodinamico, dall’agricoltura naturale a quella sinergica fino alla permacultura. Insomma, è una che ha qualcosa da dire. «L’incontro con l’agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka e quella sinergica di Emilia Hazelip – racconta – sono stati i passi verso la libertà perché mi hanno permesso di affrancarmi definitivamente dall’uso di mezzi meccanici per me faticosi, pericolosi, rumorosi, puzzolenti e costosi, come la motozappa, la fresa e il trattore con l’aratro». Il suo percorso abbraccia l’autoproduzione, dai semi al pane, dalle conserve alla pasta, e poi saponi, riciclo, riuso, risparmio energetico, rete di collaborazioni e scambi.

C’è un libro di 280 pagine, “Genuino Clandestino. Dieci tappe nell’Italia contadina che nutre il pianeta”, edito da Terra Nuova edizioni, in cui gli autori Michela Potito, Roberta Borghesi, Sara Casna e Michele Lapini raccontano la storia di un viaggio iniziato in provincia di Modena, a Monteombraro, e proseguito verso nord fino al Piemonte, e verso sud fino alla Sicilia, a Ramacca, nella provincia di Catania. Hanno visitato aziende agricole e laboratori artigianali, hanno dormito sotto il tetto dei protagonisti di questo tentativo di rivoluzione, mangiando e lavorando con loro per dipingere un quadro autentico di volti, gesti e scelte coraggiose.


RIFERIMENTI:

Genuino Clandestino

Corso di agricoltura sinergica – 27-29 marzo 2015

TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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