Alex Langer: più lento, più profondo, più dolce

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Alex Langer: più lento, più profondo, più dolce

Il 3 luglio è il giorno dell’anniversario dell’addio di Alex Langer. Venerdì la clessidra del tempo si capovolgerà ancora una volta per ricordarci che sono trascorsi 20 anni dal giorno in cui fu trovato appeso al ramo di un albicocco. Chi fosse Alex Langer lo risparmiamo: Google è un oracolo infallibile. Basti ricordare che tutte le definizioni utilizzate per indicare l’altoatesino – sognatore, pacifista, viaggiatore leggero, uomo di montagna … – sono corrette. Chi lo ha conosciuto o ha vissuto negli anni in cui la politica aveva un verso, può confermarlo. Chi è più giovane lo può scoprire con facilità leggendo i suoi testi.

C’è un motto, forse il più conosciuto, per cui Langer viene spesso citato: lentius, profundius, suavius ovvero più lento, più profondo, più dolce, in contrapposizione con l’olimpico Citius! Altius! Fortius! cioè Più veloce! Più in alto! Più forte! A oltre 20 anni di distanza queste parole sono una carezza, continuano a stupire e invitano alla riflessione. Hanno una potenza visionaria che non solo ti costringe a soffermarti tutte le volte che le senti. Ma ti invitano a domandarti se anche tu puoi fare qualcosa per essere più lento, più profondo, più dolce.

Ecco: Alex Langer appartiene a quella schiera di visionari in grado di tracciare la rotta prima di tutti. Ha indicato un modello di vita, gentile e conviviale, pulito e leggero. Una strada alternativa.


La società ideale per Alex Langer? Leggete quello che scriveva su rom e sinti:

Popolo mite e nomade, che non rivendica sovranità, territorio, zecca, divise, timbri, bolli e confini, ma semplicemente il diritto di continuare a essere quel popolo sottilmente ‘altro’ e ‘trascendente’ rispetto a tutti quelli che si contendono territori, bandiere e palazzi. Un popolo che, un po’ come gli ebrei, fa parte della storia e dell’identità europea. (…) A differenza di tutti gli altri, rom e sinti hanno imparato a essere leggeri, compresenti, capaci di passare sopra e sotto i confini, di vivere in mezzo a tutti gli altri, senza perdere se stessi, e di conservare la propria identità anche senza costruirci uno stato intorno.

La distruzione inesorabile di un mondo conviviale (…) ha tolto agli zingari il loro mondo naturale: non si può togliere l’acqua ai pesci e poi stupirsi se i pesci non riescono più a essere agili, gentili e autosufficienti come una volta. Eppure bisogna che l’Europa con quella sua stragrande maggioranza di ‘sedentari’ accolga, anche nel proprio interesse, la sfida gitana e faccia posto a un modo di vivere che decisamente non si inquadra negli schemi degli stati nazionali, fiscali, industriali e computerizzati”.




TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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