Il 7 gennaio 2015 due uomini armati e incappucciati sono entrati nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi e hanno ucciso dodici persone, tra cui il direttore Stéphane Charbonnier (Charb), i disegnatori Wolinski, Cabu, Tignous e Philippe Honoré, i giornalisti Bernard Maris e Moustapha Ourrad e due agenti di polizia. I feriti sono undici, di cui quattro gravi. Secondo i testimoni gli assalitori avrebbero gridato “Allah è grande” e “Abbiamo vendicato il profeta Maometto”. I terroristi sono riusciti a fuggire in auto dopo una sparatoria con la polizia. Si tratta dell’attentato più sanguinoso compiuto in Francia dal 1961.
Fondato nel 1969 dai disegnatori del mensile Hara-Kiri, Charlie Hebdo fu pubblicato regolarmente fino al 1981, anno in cui dovette interrompere le uscite al numero 580 perché non vendeva abbastanza. I suoi fondatori avevano deciso di non avere pubblicità, quindi potevano contare solo sugli abbonamenti. Nel 1992 è nato il nuovo Charlie, grazie a figure come Philippe Val, Gébé, Cabu e il cantante Renaud che hanno stanziato i capitali necessari a rilanciare la testata. Il giornale sfruttava la notorietà del vecchio Charlie Hebdo. Il primo numero della nuova edizione è stato stampato in 120mila copie. In seguito la tiratura è aumentata fino a raggiungere le 140mila copie settimanali nel 2006. Successivamente le vendite sono calate: nel 2009 la media di copie vendute a settimana era di 55mila, dal 2011 è scesa sotto le 50mila.
Fino all’attentato del 7 gennaio 2015 la redazione era formata da una ventina di disegnatori, e da una trentina di redattori e collaboratori, regolari e occasionali. Tra i vignettisti più conosciuti, Luz, Willem e Riad Sattouf. tra i giornalisti più noti, Gérard Biard, Marine Chanel, Jean-Yves Camus, Patrick Pelous, Luce Lapin e Fabrice Nicolino. Il direttore Stéphane Charbonnier (detto Charb), i disegnatori Cabu, Wolinski e Tignous, e il giornalista Bernard Maris sono morti nell’attacco. La riunione di redazione è sempre stata di mercoledì.
Il settimanale, che rivendica un tono provocatorio, ha suscitato spesso polemiche. Le più recenti sono legate all’Islam e in particolare alle vignette su Maometto. L’8 febbraio 2006 Charlie Hebdo ha scatenato un dibattito sulla libertà d’espressione ripubblicando dodici caricature del profeta. Secondo i precetti della religione musulmana, raffigurare dio o il suo profeta è un atto di blasfemia. Le vignette erano uscite la prima volta sul quotidiano danese Jyllands-Posten nel settembre del 2005, suscitando reazioni violente nel mondo musulmano.
Nel 2011 il settimanale ha rilanciato il dibattito pubblicando un numero speciale intitolato Charia Hebdo (da sharia, la legge islamica): stavolta Maometto era raffigurato addirittura in copertina. Ancora prima dell’uscita del giornale, nella notte tra l’1 e il 2 novembre la sede di Charlie Hebdo era stata devastata da un incendio, e la redazione aveva dovuto trasferirsi temporaneamente nei locali di Libération. Da allora il giornale ha ricevuto regolarmente minacce. Per esempio, nel 2012 a La Rochelle è stato fermato un uomo accusato di aver scritto su un sito jihadista frasi che incitavano a decapitare il direttore Charb.
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