Latte artificiale in polvere? No grazie

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Latte artificiale in polvere? No grazie

Polvere bianca, sì, ma questa volta spacciata per latte materno. Eppure, come insegna la storia dell’umanità, come la mamma non c’è nessuno. Sapere che 12 pediatri sono stati arrestati dai carabinieri del Nas di Livorno perché avrebbero spinto le neo mamme a utilizzare latte artificiale di note ditte al posto di quello materno, fa male. E fa ancora più male se si pensa che nutrizione ed emozioni dei neonati sarebbero state svendute per qualche smartphone dal design raffinato, condizionatori d’aria, televisori ultrapiatti e viaggi in crociera.

A ben vedere il Ministero della Salute, il loro datore di lavoro, ha messo nero su bianco che latte materno e latte artificiale non sono la stessa cosa. C’è un decreto del 2009 che fissa regole molto rigide sugli alimenti per i neonati e la loro pubblicità. Viene espressamente vietata «la distribuzione di campioni o il ricorso a qualunque altro sistema volto a promuovere le vendite degli alimenti per lattanti» e qualsiasi tipo di promozione che «induce a ritenere il prodotto equivalente al latte materno o che scoraggia l’allattamento al seno». E solo pochi mesi fa il Tavolo tecnico operativo sull’allattamento al seno ha concluso i suoi lavori con un’ammissione: risulta «ben provato» che l’allattamento al seno nei primi sei mesi di vita contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino.

Non è solo un problema di salute, ma anche di stile di vita. La diffusione di latte artificiale, biberon, tettarelle, sterilizzatori e ciucci è la deriva di una società, la nostra, in cui per rispondere alle richieste di attenzione dei bambini, si fa un ricorso sempre più massiccio a prodotti industriali che sostituiscono il contatto con la madre. C’è poi una terza conseguenza: lo spreco di risorse, l’aumento dei problemi ambientali ed etici legati agli allevamenti di bestiame di tipo intensivo, la produzione ogni anno di tonnellate di rifiuti.

Per fortuna qualcosa si muove: l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha censurato la pubblicità della Mam apparsa sulla rivista “Io e il mio bambino”, con cui venivano decantate le proprietà taumaturgiche di un biberon capace di ridurre dell’80% le coliche del lattante. Nelle guide Chicco non si legge più che «la stanchezza e lo stress fisico e psichico» sono provocati dall’allattamento. E l’Ibfan (International baby food action network), con sede anche in Italia, continua la sua attività per la protezione dell’alimentazione infantile.

RIFERIMENTI:

Ibfan Italia

TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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