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No ai safari umani

La tribù dei Jarawa delle Isole Andamane rischia l’estinzione a causa del turismo di massa. A minacciare la loro millenaria sopravvivenza è il fenomeno noto con il nome di “safari umani“, viaggi gestiti da tour operator locali che senza troppi scrupoli lucrano sulla popolazione spacciandola come attrazione turistica e inserendola tra tappe di viaggi esotici in paesaggi meravigliosi. Oltre che eticamente condannabile, il fenomeno rischia di diffondere epidemie nella tribù che, con ogni probabilità, ha poche difese immunitarie contro le malattie più comuni a causa del suo lungo isolamento.

Per interrompere questogioco al massacro, l’associazione Survival International lancia un grido d’allarme e si rivolge ai tour operator internazionali con un appello a “boicottare quelle mete che promuovono safari umani”. Secondo l’associazione sono almeno otto le compagnie turistiche che si comportano in questo modo. Dopo il loro appello, soltanto in quattro hanno tolto i tour da loro siti internet, le altre continuano a pubblicizzarli.

I Jarawa contano circa 320 individui e vivono nel folto della foresta delle isole Andamane del Centro e del Sud. Cacciano maiali e varani, pescano con arco e frecce e raccolgono semi, bacche e miele. Sono nomadi, e vivono in gruppi di 40-50 persone. Nel 1998 alcuni Jarawa hanno cominciato per la prima volta a uscire dalla foresta per visitare le città e gli insediamenti vicini.

Sulla vicenda è intervenuto anche Maurizio Davolio, presidente di Aitr (Associazione italiana turismo responsabile) che “non può che condividere la campagna di Survival International a favore dei Jarawa delle Isole Andamane“. Secondo il sodalizio ogni forma di turismo “deve rispettare in primo luogo l’identità e gli interessi delle popolazioni locali, a maggior ragione quando queste appartengano a una minoranza o a un’etnia a rischio di scomparsa e quindi il contatto con loro richieda cautele e attenzioni particolari“. Da qui l’invito ai soci “a sostenere la campagna di Survival, con strumenti quali l’invio di lettere alle autorità competenti e agli operatori turistici, chiedendo loro di impegnarsi a non effettuare safari umani’ nonché (naturalmente per i tour operator con proposte nelle Isole Andamane) a rivedere i propri programmi di viaggio affinché la strada oggetto di controversia non venga più usata“.

TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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