
Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.Emily Dickinson
Ottobre è un mese di passaggio.
L’estate è ormai finita e qualcosa nell’aria è già cambiato. Le giornate si accorciano, la luce diventa più morbida, le mattine più fresche.
Nella Medicina Tradizionale Cinese esiste una quinta stagione, la Tarda Estate. È il momento della Terra, della maturazione, della raccolta, della stabilizzazione. Una stagione che non coincide esattamente con il calendario, ma racconta proprio questo passaggio: quello spazio di mezzo in cui l’estate sta lasciando il posto all’autunno e ciò che è stato seminato può finalmente essere raccolto.
È una stagione interessante, quella del mezzo: non ha la spinta dell’inizio e non ha ancora la quiete della fine. È il tempo in cui ci si ferma a guardare cosa è cresciuto.
Forse è proprio questo che ci piace di settembre e dell’autunno: ci ricorda che cambiare non significa necessariamente lasciare qualcosa alle spalle. Significa anche trasformare ciò che abbiamo vissuto in qualcosa di nuovo. È il tempo del raccolto, ma anche quello della scelta: cosa portiamo con noi dall’estate? E verso quale stagione vogliamo incamminarci?
Per chi ama camminare, l’autunno è un momento privilegiato. Il caldo lascia spazio a temperature più gentili, la luce cambia, i paesaggi si trasformano. I sentieri diventano un altro modo per attraversare questo passaggio, passo dopo passo. È anche per questo che Vie dei Canti propone tanti viaggi a piedi proprio in questa stagione: per incontrare l’autunno mentre ancora conserva qualcosa dell’estate.
Settembre non chiede di ricominciare da capo: ci chiede piuttosto di fermarci a guardare ciò che abbiamo raccolto e decidere cosa farne.