

Chi percorre il deserto scopre in se stesso una calma primitiva che è forse la stessa cosa della Pace di Dio.
Bruce ChatwinC’è un momento preciso, nell’avvicinarsi della primavera, in cui l’aria cambia sapore.
È un richiamo sottile che ci invita a scuoterci di dosso il torpore dell’inverno e a rimetterci in moto. Ogni anno, il calendario ci offre una bussola preziosa: il 18 febbraio entriamo nel tempo della Quaresima, un periodo che, al di là del significato religioso, rappresenta per ogni camminatore l’archetipo del viaggio interiore.Camminare è, per definizione, un esercizio di spogliazione. Si sceglie cosa mettere nello zaino e, soprattutto, cosa lasciare a casa. Il tempo della Quaresima, nella sua simbologia più profonda, ci invita proprio a questo: fare spazio, semplificare, tornare all’essenziale. È in questo “vuoto” che riusciamo finalmente a sentire la nostra voce.
Sappiamo bene che ogni Quaresima ci conduce a una Pasqua: una promessa di rinascita, una nuova capacità di contemplare l’orizzonte con uno sguardo rinnovato.Non è un caso che, proprio per il periodo pasquale, uno dei nostri viaggi a piedi ci conduca nel cuore del deserto marocchino. In quella sterminata distesa di sabbia, il mondo ci insegna la pazienza e l’ascolto; lì, dove lo sguardo si allarga e le percezioni si amplificano, il rinnovamento avviene naturalmente, dentro e fuori di noi.
Ma la rinascita fiorisce anche più vicino a casa, tra i sentieri delle nostre regioni che si risvegliano e si riempiono di colori e profumi. Che sia nel silenzio assoluto delle dune o nel primo verde dei cammini più vicini, l’invito per questo aprile è lo stesso: lasciare che il passo diventi una preghiera laica, ci conduca alla scoperta e, infine, si trasformi in una festa.