Conigli, somarelli, gatti: basta accarezzarli per stare bene | Pet therapy

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Conigli, somarelli, gatti: basta accarezzarli per stare bene | Pet therapy


Migliora la vita, diminuisce il senso di solitudine, sconfigge la depressione, dona sicurezza e tranquillità e riduce lo stress. Sono solo alcuni degli effetti benefici derivanti dalla compagnia di animali. Va di moda un termine inglese, pet therapy, ma poco cambia: dentro e fuori i confini nazionali, gli amici a quattro zampe rappresentano un medicina sana e naturale per i pazienti affetti da disabilità fisica e psichica.

Essere alla guida di un animale così grande e potente come il cavallo, ad esempio, è una pillola di autostima e fiducia in sé. L’asino è il grande testardo buono: riuscire a conquistarlo e a farlo amico è un’impresa. Il più misterioso e sfuggente è però il gatto. Spontaneo e istintivo, è utile in ambito psicologico. Di tutti gli animali, il vero amico è il cane: è il più disponibile e spontaneamente portato a ricambiare l’affetto ricevuto. Caldo, morbido e fragile, il coniglio apre il cuore degli anziani e affascina i bambini. E ancora, capre e mucche e delfini (in particolare per i pazienti autistici), criceti e roditori (soprattutto per i bambini con difficoltà nella crescita e nelle relazioni). L’osservazione dei pesci di un acquario, infine, è considerato un buon rimedio contro lo stress. Oltre a fare compagnia, gli animali stimolano le emozioni e l’esercizio fisico, donano autostima e sviluppano il senso di responsabilità.

 

Le storie

Ci sono poi le storie di chi trova negli animali il miglior amico. Un duetto di voci che si fonde armonicamente senza solisti. Due vite che si compenetrano nei piccoli gesti quotidiani e nelle più complesse strategie relazionali. C’è la storia di Serafino, asino insegnante con due orecchie lunghe e quattro zampe forti, che offre libri da leggere senza banchi e con zero castighi, e di Lucia che ogni mattina riempie di libri le ceste del basto e gira per le strade della provincia di Milano a mo’ di biblioteca ambulante. Li abbiamo conosciuti la scorsa estate quando ci siamo commossi per la scomparsa nel nulla di Serafino nelle campagne di Teramo. A che serve un asino oggi? Lucia è serafica: «Noi sappiamo la risposta, e anche chi ci segue».

C’è la storia di Elisa, lunghi capelli castani, esile come un giunco, grandi occhi espressivi e con addosso la selvaggia vivacità di un falco in primavera, che ha montato il suo primo puledro a sette anni. Adesso che è diventata una giovane adulta capita che si addormenti di notte in compagnia dei suoi cinque cavalli. «Con loro c’è uno scambio – sorride Elisa, protagonista alla recente edizione della Festa del Camminare in Garafagnana, nelle montagne dell’Appennino toscano -: noi proponiamo una vita sana e felice e loro ci offrono la loro compagnia e ci insegnano tantissimo». Il loro è un rapporto d’amore: «Il cavallo è la mia guida e il mio compagno, a volte fragile, a volte incredibilmente forte, che mi fa provare cose altrimenti nascoste a noi umani». Sono i racconti di vita vera a illuminare il rapporto di amore ed esaltare la sensibilità e l’intelligenza degli animali. Quelli che diventano improvvisamente meno agitati e invadenti perché il padrone, a sua insaputa, sta male. Il corpo cambia, l’amico animale lo sente e inizia a comportarsi con delicatezza.

 

Esempi concreti di pet therapy

Recuperare la funzione di un arto: si fa allungare il braccio per accarezzare il cane o per lanciare una palla.
Allenarsi a deambulare: con il cane al guinzaglio si cammina più volentieri ed è perciò itile a chi ha problemi di mobilità.
Esercitarsi in piedi: al paziente con difficoltà a stare in piedi gli si fa spazzolare il cavallo in posizione eretta.
Dare comandi semplici: far dire al bimbo che non riesce a parlare seduto. Il cane si siede, il bambino è gratificato e continua a parlare.
Comportarsi adeguatamente: insegnare ad aver cura del cane, a non strillare per non spaventarlo, a non stringerlo troppo, a non inseguirlo.
Allertare una crisi: ci sono cani addestrati a riconoscere l’arrivo di una crisi epilettica o di ipoglicemia.

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