Vegetariani e vegani: i nuovi alieni? Con ironia

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Vegetariani e vegani: i nuovi alieni? Con ironia

Sembra una storia di fantascienza ma non la è. È tutto vero.

Si comincia da una decisione molto personale, non mangiare più esseri viventi. Questo cambierà per sempre la tua vita sociale, all’improvviso muterai agli occhi degli altri e diventerai… un alieno. Un po’ come se avessi la lettera scarlatta cucita sul petto. La gente mica ti capirà, ti guarderà e penserà che c’hai dei problemi o, semplicemente, che stai seguendo la moda hipster del momento.

I vegetalieni italiani, poi, sono ancora più bistrattati, soprattutto chi vive in zone gastronomicamente carnivore. Capita che, in trattoria con gli amici, puntualmente ti presentino all’oste come l’essere che cadde sulla terra, roba da farti mettere in un angolo con la ciotola assieme al cane. Da subito dovrai abituarti agli sguardi, un mix tra compatimento, compassione e smarrimento. Gli stessi sguardi, poi, non ti abbandoneranno mai, per tutta la sera. Ogni tanto… TAAC, ecco che ti guardano, controllano che non ti metti in bocca di nascosto una fetta di salame e aspettano di beccarti a guardare con desiderio l’arrosto fumante. Insomma, alcuni proprio non ci possono credere. Altri ti prenderanno da un lato dicendoti “dai mica non mangerai il prosciutto… ma proprio mai mai? Su, dimmelo, non lo dico a nessuno”. E lì, ti dovrai subire tutta la descrizione di come il grasso si scioglie attorno alle papille gustative. Alla fine ci si fa pure l’abitudine, diventi quasi il fenomeno da baraccone, da portare in giro per far divertire vecchi e bambini.

I vegetalieni alle pause pranzo mangiano sempre le stesse cose, panino con foglia d’insalata, pizza… la piadina?… No grazie, c’ha lo strutto. Che poi anche la mozzarella si fa con quella roba lì dello stomaco degli animali, che neppure tu ci capisci più un caglio. A volte capita che devi dire “grazie oggi non ho fame”, lo fai perché ti dispiace che non abbiano niente per te. Ci si abitua ad essere vegetalieni, in fondo, mangiare pane e vino rosso a fiumi non ti dispiace poi così tanto.

I vegetalieni si riconoscono tra di loro e si sorridono, lo sanno quello che passano tutti i giorni. Quando arrivano le feste di natale poi… una tragedia. E il salmone? No grazie, il bollito? No grazie, il salume? No grazie. Per noi emiliani ad esempio, non mangiare gli anolini in brodo è un sacrilegio, te li mettono lì davanti con quegli occhi di unto che ti guardano dal piatto. Che poi, al tuo cortese rifiuto ci provano anche a venirti incontro tipo, “ma ti tolgo il brodo” e gli sembra anche di averti fatto un’ottima proposta.

Poi ci sono i vegetalieni inesperti, di solito gli esemplari più giovani, i last-minute-veg, quelli che si dimenticano il collo di lapin sul cappuccio o indossano la giacca di pelle. Per loro la gogna è inevitabile. Saranno massacrati di domande, non ne rimarrà più niente.

Ma prima o poi arriverà il giorno X. Il giorno in cui ci sarà l’incontro con i veganiani, anche loro come te di un altro pianeta, un pianeta più piccolo, ma non per questo più debole. Ti faranno cadere alcune certezze e ti insinueranno dubbi atavici sul consumo di uova e latticini. Però sono simpatici, per loro la vita è ancora più dura della tua, è per questo che sono così tosti. Alla fine non importa quanti “perché” dovrai affrontare e quante volte dovrai alzare le spalle, ad essere vegetalieni e veganiani ci guadagna pure la salute, anche se, in questa big-fat-society, ad averci il colesterolo basso sembra quasi una bestemmia.

Alessandra Testi

commenta: redazione@traterraecielo.it

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