Condivisione: quel piacere di fare a metà

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Condivisione: quel piacere di fare a metà

Dalle auto ai trattori, dalle case alle vacanze passando per la cucina. Ma non è solo merito della crisi: la condivisione è arte. È uno stile di vita. È un ritorno alla voglia di comunità dopo decenni di dominazione dell’individualismo smodato e dell’io e solo io. Sei giovane, hai poco da spendere e vuoi viaggiare? Sul sito Couchsurfing.com trovi chi ti può ospitare, anche sul divano. Hai una casa da scambiare e ne cerchi un’altra in cui sono accettati anche gli animali domestici? Housetrip.it è una miniera di opportunità. Su Homelink.it scambi la casa anche con lavori di manutenzione, cura del giardino o del cane. Su Scambiocasa.com puoi barattare per qualche giorno anche la macchina.

E poi ci sono gli orti condivisi, fazzoletti di verde affidati dalle amministrazioni comunali a gruppi di cittadini, e le food forest, il cosiddetto bosco commestibile dove tutti aiutano e tutti beneficiano dei frutti della terra. Muri e steccati vengono giù anche nel contesto delle vacanze, come quelle organizzate tutti gli anni dall’associazione Tra Terra e Cielo. I co-operatori (non animatori) propongono una sessione di yoga, un laboratorio di cesteria o un corso condiviso e in cambio sono gratuitamente ospitati e rifocillati. Stesso trattamento per gli aiuti in cucina: poche ore al giorno di lavoro e formazione per una settimana di vacanza.

E che dire del ritorno in chiave web del vecchio autostop? Il concetto è semplice: ogni vettura ha cinque posti e l’utilizzo è limitato al tempo strettamente necessario. Perché allora non condividerne la fruizione e destinare il denaro ad altre necessità della vita anziché all’acquisto della vettura? A porsi questa domanda, nel mondo e in Italia, sono in milioni. Altrimenti non si spiegherebbe perché ogni giorno decine di migliaia di proprietari di auto scarrozzano e si fanno scarrozzare in giro da altrettanti sconosciuti. I vantaggi sono almeno quattro: il risparmio, la riduzione dello spreco, il miglioramento dell’ambiente, il confronto con altri punti di vista. Una tendenza che si è estesa anche alla campagna, dove molti agricoltori condividono trattori (e lavoratori).

Il ventaglio delle opportunità sul web è decisamente ampio. Blablacar.it è la piattaforma online che mette in contatto automobilisti con posti liberi a bordo delle proprie auto con persone in cerca di un passaggio che viaggiano verso la stessa destinazione. Sendilo.it è un servizio di tir sharing: gli autotrasportatori inseriscono sul sito i loro viaggi di ritorno (con il camion vuoto), capacità massima di carico e tariffa chilometrica. E gli interessati spediscono la propria merce risparmiando. Gnammo.it è dedicata al social eating: puoi condividere abilità culinarie e passione per il cibo. Il sito offre ad appassionati di cucina (i cook) la possibilità di organizzare pranzi, cene ed eventi a casa propria o altrove: gli ospiti (gnammer) scelgono a quali partecipare.

Questa è la cosiddetta sharing economy che funziona soprattutto nelle fasce di reddito medio basso e a ben precise condizioni culturali. Come spiega Arun Sundararajan, docente di Information, Operations and Management Sciences alla Leonard Stern School of Business della New York University e soprattutto esperto di economia condivisa, nelle grandi città d’Italia è più facile decidere di affittare il proprio appartamento perché esiste maggiore confidenza con gli estranei e in più una organizzazione turistica estesa e rodata. In Germania funziona molto bene l’uso di auto in car pooling da una città all’altra, mentre lo stesso fenomeno è pressoché inesistente in Gran Bretagna, dove il tasso di fiducia che permetterebbe di salire sull’auto di uno sconosciuto è molto basso.

TraTerraeCielo
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Abbiamo la convinzione che il cambiamento del pianeta nasca all’interno di ognuno di noi, dall’attenzione che poniamo al cibo che scegliamo, dalla qualità delle relazioni che intratteniamo con il mondo esterno e con noi stessi/e, dal tipo di benessere che ci doniamo.

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