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Se la politica censura il cammino

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Scritto da: Fabio Lepre

andrea-pellegrini.jpgParlare con Andrea Pellegrini ha qualcosa di magico. Questa guida Vie dei Canti ha deciso di abbandonare le distrazioni della città e andare a vivere sugli Appennini. Proprio lassù, terre dell’orso marsicano e del camoscio abruzzese, dove - dal 31 luglio al 5 agosto – ha organizzato il viaggio a piedi “Magici e Sibillini”.

A livello escursionistico l’Italia sembra spaccata in due, ovest ed est. Da una parte c’è una parte occidentale ben promossa che attira tanti camminatori, dall’altra una orientale, altrettanto interessante e forse anche più affascinante, ma poco pubblicizzata a livello mediatico. Sei d’accordo? Quali possono essere le motivazioni?

Molte regioni adriatiche sono vissute a lungo al margine dei processi di sviluppo turistico, intendendo per turismo una vera e proprio economia, sulla quale tra l’altro credo fermamente. Queste regioni, come le Marche, hanno intrapreso per una serie di ragioni storiche e sociali la strada dell’agricoltura e della pastorizia. Questo genere di scelte non ha solo modellato il paesaggio ma anche la cultura dei popoli, causando spesso una visione utilitaristica dell’ambiente naturale e oggi uscire da quei concetti è dura com’è dura per questa gente immaginare che l’ambiente naturale sia oggi una risorsa da gestire e vendere in altro modo. Di conseguenza a questo retaggio vi è la clamorosa, gravissima, tristissima mancanza di Parchi nella fascia appenninica umbro-marchigiana”.

Sul sito Le Vie dei Canti scrivi: “La materia è infinita e passa dai comportamenti della minuscola salamandrina dagli occhiali alla necessità di fare grande attenzione ai comportamenti delle persone”. Ci spieghi meglio il significato di queste parole?
Credo che chi come me esercita il mestiere di guida non può limitarsi a conoscere un sentiero. Quello è il minimo, la base. Abbiamo, credo, l’obbligo morale di trasmettere passione e rispetto per la natura, gli affascinanti intrecci con la storia dell’uomo, i segni del tempo, le forme del paesaggio. Ogni essere vivente ha il suo ruolo e le persone che accompagniamo sono singoli individui che meritano la stessa attenzione che noi chiediamo loro”.

Ci racconti la vicenda del tuo ultimo libro, “Il Monte Catria”, che è stato boicottato da parte della politica e delle istituzioni? Cos’hai scritto di così fastidioso?
Dedico gli inverni a scrivere libri divulgativi su luoghi e montagne. Quello sul Catria mi ha messo davanti al dovere morale di estendere le descrizioni naturalistiche ai numerosi attacchi che questa splendida montagna ha subìto dall’uomo nel secolo scorso: strade, impianti sciistici, bracconaggio, pale eoliche, speculazione edilizia, incendi. Moltissimi di questi ingiustificabili danni (alcuni indelebili) sono da ascriversi alla pessima gestione fatta dalle amministrazioni pubbliche locali (Comuni, Provincia, Regione) e io non ho fatto altro che scrivere queste cose. Quando ho chiesto agli enti locali di sostenere la pubblicazione del libro alcuni politici hanno voluto essere fedeli all’autogarantismo della loro casta piuttosto che alla verità e al diritto-dovere di descrivere un territorio per quello che è”.

E qual è stata la risposta dei lettori?
Di fronte alle richieste di censura ho scelto lasciar perdere i politici e ho avviato una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari alla pubblicazione: ho aperto un sito dedicato (www.prenotailmontecatria.it) e poi con Facebook e i quotidiani locali ho promosso l’iniziativa. In 29 giorni ho ricevuto 495 prenotazioni del libro e così sono andato in stampa. Ora è iniziato la seconda sottoscrizione per la ristampa... Una grande soddisfazione e un bell’esempio di editoria indipendente!”.

Quali sono gli ultimi libri che hai letto lassù sugli Appennini?
Sono un grande appassionato di libri sul monachesimo medievale, sull’evoluzionismo e sull’etologia: tutte materie che sono di uso quotidiano nel mio lavoro. Ma sono anche di animo protezionista e un convintissimo vegetariano quindi ora sono alle prese con il grande filosofo-animalista americano Tom Regan”.

Di cosa ti occupi con l’associazione "La Lupus in Fabula"?
Ho fondato questa associazione assieme a un amico 15 anni fa. Non ne sono più il presidente ma mi "limito" a far parte del direttivo all’interno del quale seguo le iniziative inerenti la lotta al randagismo, la valutazione delle leggi sulla selvicoltura e le campagne di sensibilizzazione contro la caccia. Per me è una parte importantissima della mia vita: diciamo che quando non lavoro, non leggo, non scrivo e non vado a correre, dedico il mio tempo e i miei pensieri alla Lupus in Fabula”.

Le recenti scosse di terremoto hanno coinvolto le Marche: pensi che ci saranno delle ricadute a livello di visitatori?
No, non credo. Per quanto riguarda il flusso turistico nelle aree verdi della mia Regione il problema non è il terremoto, che in fondo arriva ogni tanto, ma della scarsa promozione e della scarsa consapevolezza dei marchigiani di avere uno straordinario patrimonio, e questi sono limiti quotidiani...”.

Non sei spaventato per nulla?
Ho il terrore che un giorno possa accadere qualcosa ai monumenti storici così quando penso che il Palazzo Ducale della mia Urbino potrebbe crollare mi viene da piangere”. 


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