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Pellegrino a Santiago - Parte XI: ecco perché mi sento europeo

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Scritto da: Walter Orioli
cammino_santiago.jpgDa Viana a Navarrete.
Il quinto giorno percepisco la meraviglia di gustare un cappuccino all’italiana e un vera briosce alla francese freschissima. Se considerate che sono circondato da inglesi, tedeschi, irlandesi e naturalmente spagnoli, l’Europa non è più un concetto. È piuttosto qualcosa di estremamente fisico, l’anatomia fisica di una Nazione che si vive direttamente in ogni bar, strada, dormitorio. Non è solo questo che mi fa sentire nell’Unione Europea, c’è anche una certa spinta al bene comune, alla gentilezza della comunicazione, oltre al progetto condiviso. Qui, ci si sente parte di un progetto antico, di un percorso storico, geografico e umano.
Me ne rendo conto anche attraversando queste semplici terre, forse anche un po’ arretrate, verso Logroño, in provincia di La Rioja, dove incontro diversi prototipi umani. Alcuni pellegrini decisamente strani, uno in particolare cammina con un lungo bastone che batte per terra come se fosse un martello pneumatico.
Credo che il decondizionamento che, giorno dopo giorno, si accentua camminando è una fonte di liberazione e di fragilità. È noto che alcuni pellegrini oppongono resistenza a questo processo di purificazione, ma in molti si lasciano trasformare da questa fragilità che è certamente la base della forza interiore. Alla condizione che si riesca a lasciare andare la paura di sentirsi vulnerabili.
Per sentire questo processo verso il bene, oggi ho stabilito di imparare a guardare il paesaggio con una visione grandangolare allargando il piano focale e matenendo il più possibile l’attenzione vigile e poi di visitare la cattedrale a Logroño sul rio Ebro e di poter raccogliermi in meditazione del respiro, in silenzio e senza pensieri per la testa.
Nel pomeriggio, arrivando a Navarrete, mi accorgo di aver giocato con la visione del mondo esterno e la sua trasformazione in immagine interiore.
Ho percorso 25 chilometri e i polpacci sono sistemati, nessun dolore alle gambe, solo qualche fastidio alle spalle. Stasera mi sento leggero. Questa esperienza nella solitaria visione delle colline, degli alberi, delle distese di grano che sta maturando, delle pietre sul selciato, dei filari di viti, del sole, delle ombre, mi sta rigenerando. Questi elementi naturali hanno da sempre un ruolo fondamentale nelle soddisfazioni più durature della mia vita, unitamente alle relazioni con le persone che ho amato e che mi hanno amato. Cullato da questi altissimi pensieri, mi addormento con i soliti tappi nelle orecchie, nel rifugio municipale circondato da 40 pellegrini sistemati sui 20 letti a castello.
 


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