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Maurizio: io, guida-operaio

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Scritto da: Fabio Lepre
maurizio-barbagallo.jpgPensi a Maurizio Barbagallo e nella testa si ricostruisce l’immagine di una guida ambientale completa. Una di quelle che si dedica alla sua attività tutti i giorni dell’anno e che trae spunto da ogni singola parola pronunciata dai partecipanti dei suoi viaggi, per riflettere e migliorare le tante proposte. E poi esibisce un trascorso di anni e anni di lavoro delle vesti di operaio tipografo che gli hanno forgiato fisico e mente e gli hanno donato quella leggera ironia che gli permette di dire: “Spero che bastino questi sedici anni di classe operaia per meritarmi il paradiso”. Questa è dunque una buona occasione per capire e far capire qualcosa in più sul mondo dei viaggi a piedi da parte di una guida ambientale con esperienze e conoscenze in tutta Italia.


Le Dolomiti sono veramente “le montagne più belle del mondo”?
Certo, nonostante tutti i tentativi che sono stati fatti per imbruttirle con condomini, impianti da sci, cementificazione diffusa, rimangono affascinanti e, in certe zone, selvagge. Basti pensare che in Val Canali, a pochi chilometri dal mondano San Martino di Castrozza, ci bighellona l’orso bruno”.

Cosa è rimasto del mondo valdese nelle cui terre proponi un viaggio a piedi?
I valdesi riscuotono una generalizzata simpatia. E’ sufficiente vedere in quanti decidono ogni anno di donare alla loro Chiesa l’otto per mille. Spesso le prese di posizione su determinate questioni di etica e di morale si pongono in antitesi a quelle della Chiesa Cattolica. Per capire questa diversità è molto interessante visitare le valli Chisone, Germanasca, Pellice in Piemonte che sono la culla del loro mondo. La possibilità di farlo con un viaggio a piedi sul percorso di uno dei momenti più importanti della loro storia, il Glorioso Rimpatrio, rende questa scoperta ancora più interessante. Per non parlare dell’incontro che avremo con Daniele Garrone, teologo e pastore valdese di fama internazionale nel mondo protestante”.

Altre due zone di cui sei di casa sono la Val Maira e la Val di Susa. A tal proposito ci farebbe piacere conoscere il tuo parere su una questione che tu stesso hai posto a Ines Cavalcanti di Chambra d’òc: pensi che il modello turistico ambientale della Val Maira sia replicabile anche in altre realtà alpine come ad esempio le valli di lingua franco-provenzale?
La Val Maira è stata fortunata perché una serie di scelte fatte anni fa hanno pagato in termini di presenze di escursionisti, soprattutto stranieri e ora anche italiani, portando economia. Secondo me il modello è esportabile se si offre agli escursionisti la stessa qualità offerta in Val Maira. Esistono già sul percorso della GTA (grande traversata delle alpi piemontesi) singole strutture sul modello Val Maira come Pzit Rei a Usseaux a Fenestrelle o il Rifugio del Lago verde in Val Germanasca (viaggio dei Valdesi). Ma sono ancora troppo poche. Per capirci, percorrendo la GTA in Val Varaita con la stessa cifra che spendi in Val Maira per la mezza pensione, mangi la metà e dormi in un loculo. L’idea dello Scherpa bus per portare i bagagli agli escursionisti o tenere puliti i sentieri a spese delle strutture, sono altre carte vincenti tranquillamente esportabili in altre zone. Lungo il cammino franco-provenzale, in compagnia degli amici di Chambra d’òc, vedremo di portare il nostro piccolo contributo sul campo”.

Anche se siamo nel cuore dell’estate, ci spieghi in cosa consiste il Capodanno nelle Dolomiti Lucane che hai deciso di inserire fra le tue proposte? E’ la prima volta che organizzi un viaggio in queste zone nel periodo di inizio anno?
Ho accompagnato il viaggio nelle Dolomiti Lucane per tre anni e sempre nel periodo di Capodanno. La Basilicata (già prima del famoso film) è una zona che mi piace molto, in particolare Pietrapertosa e Castelmezzano. La gente è estremamente ospitale, si mangia in maniera divina e anche loro hanno avuto una serie di idee vincenti ecosostenibili che stanno portando parecchi visitatori. Visiteremo i due paesi arroccati in un ambiente molto particolare muovendoci a piedi dall’agriturismo che sarà la nostra base. Si tratta di un viaggio stanziale adatto anche a camminatori poco allenati. Conosceremo anche il parco di Gallipoli Cognato e le rovine dell’antica città di Monte Croccia. Molto suggestive saranno le camminate notturne”.

Come si organizza un viaggio a piedi?
Idea; progettazione; sopra luogo; ri-progettazione; miglioramenti dopo le varie edizioni. Faticoso e costoso ma affascinante”.

Qual è l’età più frequente dei camminatori dei tuoi viaggi?
40 anni”.

Che importanza dai alla formazione delle guide ambientali?
Secondo me la migliore formazione per una Guida è lavorare e lavorare il più possibile. Ho imparato più cose dai miei clienti su ogni argomento, che in tutti i corsi fatti in questi anni. Ho conosciuto botanici e ornitologi bravissimi, medici o infermieri che mi hanno dato preziosi consigli. Ho osservato e cercato di imitare i saggi (ci sono sempre) e copiare i giovani con il loro entusiasmo. Una volta feci un corso sulla risoluzione dei conflitti e la settimana successiva ho litigato con un sacco di gente! Una persona può seguire tutti i corsi possibili e immaginabili su qualsivoglia questione, ma se fa questo lavoro come passatempo o terzo o quarto impiego, prima o poi si stufa. Una volta si diceva che per imparare un mestiere ci volevano almeno cinque anni di lavoro e io la penso ancora così. Dopo sei anni inizio a capirci qualcosa ora. Certo una guida può approfondire alcuni aspetti in cui si sente debole, ma può farlo tranquillamente senza corsi, leggendo. Io sarei anche per l’eliminazione dei corsi di 600 ore per diventare Gae: mi limiterei ai soli esami. Se proprio vogliamo parlare di formazione, è molto utile fare un viaggio come partecipante con un’altra Guida. Con umiltà. Con una Guida tipo Pietrusco, gente che fa questo mestiere da 15-20 anni, si imparano tante cose”.

Con che frequenza ti dedichi alle altre attività di cui sei appassionato come l’arrampicata, il parapendio e la speleologia? Che tipo di soddisfazione ricavi da questa esperienza?
Sono attività che ho fatto con passione per tanti anni, ma che ora ho praticamente smesso. Penso che tornerò ad arrampicare con i miei bimbi tra qualche tempo se avranno voglia. Allora si che sarò soddisfatto!”.

E della tua esperienza di operaio, di cui ti dichiari fiero, quale bagaglio di esperienza ti porti dietro?
Sono fiero perché ho fatto l’operaio tipografo per sedici anni, in un periodo in cui gli operai non erano più di moda per la sinistra e non interessavano ai sindacati poiché ho sempre lavorato in piccole aziende (meno di 15 dipendenti). Di quegli anni mi porto dietro la leggerezza che ho imparato dai colleghi, non la superficialità o la scarsa cultura (c’era chi conosceva Dante a memoria), ma il modo di prendere le difficoltà con ironia nel ribaltare le situazioni che a volte erano veramente tragiche e portarle su un piano comico. Oltretutto spero che bastino questi sedici anni di classe operaia per meritarmi il paradiso”. 

 

Fabio Lepre


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