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L’acqua costa come la benzina

L’inverno “caldo” e secco ha portato ad una siccità marcata. Il rapporto della Protezione Civile diffuso di recente ci indica che le precipitazioni in autunno ed inverno sono state inferiori alla media tra il 20 ed il 40%, inoltre la neve quest’anno ha ricoperto un terzo del territorio rispetto all’anno scorso. Il Governo sta pensando a tagli dei consumi idrici non essenziali di acqua, il che significa in prima istanza tagli all’agricoltura, all’energia ed alle imprese. La bioarchitettura ci offre gli strumenti per non arrivare a soluzioni tanto drastiche.

L’acqua in bottiglia costa ormai come la benzina. Troppo spesso abbiamo trattato tale risorsa come fosse illimitata e gratuita. Oggi ci accorgiamo che le falde acquifere non sono inesauribili, che vi sono perdite significative nelle condotte pubbliche, che a forza di convogliare acque piovane nella rete fognaria i depuratori diventano inefficienti, che basta un piovasco estivo per allagare cantine e sottopassi. Siamo altresì consapevoli che i reflui biologici (acque nere e grigie) provenienti da abitazioni, attività agricole, artigianali o industriali non collegate alla pubblica fognatura, e quindi ad un impianto di depurazione, rappresentano un forte rischio di inquinamento a corto o largo raggio.
Da qualche anno a questa parte in molte zone di Italia la sensibilità sulle problematiche legate all’inquinamento del suolo e delle acque è aumentata. Così nei nuovi quartieri si realizzano reti fognarie separate: acque bianche (piovane), acque nere (scarichi dei bagni) e grigie (scarichi delle cucine) anche se troppo spesso convogliano tutte nelle vecchie reti di acque miste. La normativa dei comuni comincia ad essere più attenta e dettagliata. Le Asl effettuano controlli maggiori. Per gli interventi sparsi sul territorio, non collegabili alla pubblica fognatura, viene sempre più spesso indicato come sistema di depurazione la fitodepurazione piuttosto che la vecchia fossa Imhoff (insufficiente nel trattamento delle acque) o impianti a ossidazione totale (fanghi attivi che però trascinano con sé difficoltà gestionali).
Un caso guida di sensibilità pubblica
Il Comune di Sant’Ilario d’Enza (Re), dimostrando una buona sensibilità in tema ambientale, ha previsto nel proprio Piano Regolatore Generale che, nelle nuove lottizzazioni le acque piovane debbano essere convogliate in un apposito invaso permeabile. Per questo, in due casi l’acqua piovana non è stata trattata come rifiuto, ma è stata riportata dove naturalmente dovrebbe andare: alla terra. Il primo intervento, denominato “Case nel grande parco”, è stato realizzato in una zona limitrofa ad un’area destinata a parco pubblico in cui esistevano già due laghetti, con funzione di raccolta delle eccedenze delle acque bianche irrigue e piovane sottoposte ad una prima depurazione. In tal modo sono stati evitati sovraccarichi della rete durante i violenti piovaschi favorendo la ricarica delle falde acquifere e creando un invaso sufficiente all’irrigazione del parco stesso.
Il secondo intervento è relativo alla realizzazione del “Quartiere Brenta” dove, grazie al fatto che il comparto è collocato su un vecchio ramo del torrente Enza e quindi ricco di ghiaia e sassi, è stato realizzato una sorta di “lago” sotterraneo. Le acque piovane vengono convogliate in un impianto di trattamento delle acque di prima pioggia per dividere i residui depositati su strade e parcheggi, quindi al “lago”. In caso di momentanea saturazione le acque in eccedenza scolmano verso un fosso irriguo collegato ai canali di bonifica. Tale soluzione ha evitato problemi di gestione e di salubrità del lago rispondendo adeguatamente alle esigenze di recupero delle acque.
Semplici modi per non sprecare acqua
Questi sono solo due esempi, ma le soluzioni per il recupero delle acque sono molteplici. Nel caso di nuove lottizzazioni con annessi verdi pubblici e di abitazioni private è anche possibile prevedere di convogliare le acque piovane in appositi serbatoi interrati ed utilizzarle per l’irrigazione del verde evitando o diminuendo l’utilizzo di acqua “trattata” proveniente dall’acquedotto. Le occasioni per recuperare e non sprecare acqua sono moltissime. Pensiamoci.

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