La gestione dei rifiuti qui da noi è molto in ritardo rispetto all’Europa. Ancora fortemente dipendente dallo smaltimento in discarica che accoglie in totale oltre 17 milioni di tonnellate di scarti - con punte del 90% dei rifiuti prodotti in alcune regioni del centro sud - la raccolta in Italia risulta spaccata in due. Infatti il nord differenzia quasi il doppio (circa 38,1%) rispetto al centro (19,4%) e oltre il quadruplo rispetto al sud (8,7%).
In totale raggiungiamo a stento una media del 24,3% di stoccaggio differenziato: ben lontana dagli obiettivi di legge fissati dal Governo (D.Lgs 22/97) che prevedevano di assestarsi intorno al 35% nel 2003 e sicuramente non rispetterà la stima del 40% per l’anno in corso. Stando alle analisi del 2004 fra i 15 paesi dell’Unione Europea l’Italia si colloca al decimo posto nel creare “spazzatura”, a fronte di un Pil cresciuto solo dell’1% e con le spese delle famiglie aumentate dello 0,6%, mentre la quantità dei rifiuti urbani è aumentata del 5,5% (!).
Un’analisi nel dettaglio
Nella classifica delle regioni più virtuose la palma d’oro della raccolta differenziata va al Veneto che nel 2005 ha raggiunto il 47,7% - con quasi 630 gr di rifiuti pro capite raccolti giornalmente - seguita da Trentino Alto Adige (44,2%), Lombardia (42,5%), Piemonte (37,2%), Emilia Romagna (31,4%), Toscana (30,7%). Al Molise, invece, il posto dietro la lavagna con un risicato 5,2% , accompagnata da Basilicata (5,5%) e Sicilia (5,5%). Al primo posto tra le grandi città che nel 2005 hanno differenziato maggiormente: Padova (39,4%), Torino (35,3%) e Prato (35,2%) attestate al di sopra degli obiettivi statali, nonostante l’oscar spetti in assoluto alla provincia di Treviso dove i 2/3 dei comuni superano il 70%, ma anche ad alcuni comuni campani che oscillano tra il 50 e il 60%. Nota di demerito invece per Messina che, secondo i dati del Mud e dell’Osservatorio Provinciale dei Rifiuti, non effettua raccolta differenziata, sebbene produca molti meno rifiuti rispetto ad altre città metropolitane (nel 2005: 417 kg pro capite all’anno). Leggermente migliori, ma non certo lodevoli, le realtà di Taranto (3,0% in discesa del 2,2% rispetto al 2004), Cagliari (5,5%) e Catania (5,7%), con la Sicilia che raccoglie meno di 80 gr di spazzatura al giorno per abitante e Catania cui spetta il primato della produzione con 806 kg per abitante l’anno, seguita da Prato (773 kg), Venezia (715 kg), Firenze (711 kg) e Roma (693 kg).
Il problema degli inceneritori
Negli ultimi anni in Italia si sta facendo sempre più insistente la tesi secondo cui è possibile risolvere l’emergenza rifiuti facendo ricorso al loro incenerimento con recupero energetico, dimenticando la strada indicata dalla normativa europea secondo cui si possono intraprendere strategie di gestione sostenibile mediante la teoria gerarchica delle 4R: prima di tutto ridurre la produzione dei rifiuti, riutilizzare, massimizzare il recupero e solo in ultima istanza ricavare energia. Legambiente, titolare di una campagna contro l’incentivazione economica della produzione di energia da fonti assimilate, denuncia che ben il 92% dei circa 30 miliardi di euro pagati dal 1991 al 2003 dai consumatori italiani attraverso le bollette elettriche (voce A3) è andato ad impianti inquinanti (centrali a fonti fossili o inceneritori), mentre solo l’8% è stato destinato ad impianti che utilizzano fonti rinnovabili pulite (solare, eolico, etc). Un meccanismo che non premia le fonti rinnovabili, né tanto meno risolve il problema dello smaltimento dei rifiuti. Ma per questo dobbiamo ringraziare la magica dizione “e assimilate”, inserita all’ultimo tuffo nella legge che doveva finanziare le fonti rinnovabili: ciò ha permesso alle lobby degli inceneritori di dirottare sulle “e assimilate” i finanziamenti destinati alle “fonti rinnovabili”.


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Soffocati dai rifiuti.

