La psicologia occidentale associa gli ambienti di una casa ai vari livelli della psiche. La facciata rappresenta l’apparenza, la maschera comportamentale; il tetto: l’io consapevole; la soffitta: la spiritualità; la cucina: la trasformazione; la cantina: l’inconscio.
Il quadro psicologico del progettista delle villette di periferia appare assai inquietante, sempre se si assume che nel progetto una gran parte dell’ ”ornato”, la parte più artistica e individuale del segno architettonico, appartenga a lui. Senza approfondire gli strali di Oliviero Toscani contro il “neo-rustico” oppure la recente questione di Monticchiello in Val d’Orcia, le poche voci che si alzano contro il paesaggio architettonico contemporaneo segnalano la mancanza di armonia, di benessere, salute e conservazione dell’energia, di equilibrio uomo-ambiente sia nei progettisti ma - bisogna dire - anche negli abitanti che ormai si adattano a balconi sporgenti come proiezioni minacciose sulle facciate, tetti sconnessi con piani che si intersecano o raddoppiano o triplicano, soffitte con mansarde abitabili bucano i tetti di finestre e abbaini, camini sgraziati trasformati in enormi pinnacoli, porte d’ingresso nascoste, poco illuminate, rampe per le auto che si infilano nelle cantine-garage creando voragini nel terreno o collinette-bunker per la guerra atomica.
Tutto rigorosamente in cemento armato a vista, con volumi che s’intersecano, si tagliano a vicenda, per creare “movimento” di superfici.
Questa è l’architettura contemporanea, anche se qualche esperto si risentirà, contestando che con la “libertà” del progetto tutto è consentito, purché si rispettino le distanze dagli edifici e l’abitabilità.
Il punto di vista del feng shui è semplice.
La disarmonia nelle costruzioni, tra le costruzioni e l’ambiente, tra gli ambienti e l’uomo, può solo provocare la fine dell’uomo, dell’elemento più debole del rapporto. “Siamo come cani di paglia”, recita il Tao te ching, intendendo che o l’uomo si adatta al tao, all’ambiente, alla natura, alle sue leggi, che sono armoniche, oppure siamo come quei cani di paglia che sono bruciati per accompagnare il defunto nell’aldilà.
Se la disarmonia è leggera, si aggiusterà da sé: la natura, il controllo delle emozioni, la razionalità possono intervenire semplicemente abitandoci.
La cura delle piccole cose, se è fatta con amore e gusto per l’equilibrio, crea un habitat favorevole per piante, animali, bambini, con i giusti spazi per il riposo e per l’attività. Le case abitate con amore si trasformano.
Se la disarmonia è leggermente più grave si può incontrare qualcuno dietro l’angolo che ci aiuta a migliorare l’ambiente. Questo succede quando la determinazione e la fermezza per modificare se stessi e la casa è applicata con una certa flessibilità, adattandosi alle informazioni che comunque ci arrivano.
Quando si è comprata una casa solo per apparire, in cui l’esteriorità è determinante nella sua scelta, la disarmonia ha preso il sopravvento anche nell’intimo. Il destino di queste persone è una rovinosa caduta, che li fa pentire del loro errore. Ma il pentimento non serve a molto se non ci si rende conto della causa che è all’origine di questa pericolosa avventura.
Solo con un aumento della consapevolezza, a fuga da una casa disarmonica uò provocare la ripresa del sentiero dl Tao.


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La casa: specchio dell’anima

