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I poveri restituiscono i prestiti,i ricchi no.

Dopo illustri predecessori come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Lech Walesa, De Klerk, Martin Luther King, Albert Schweitzer, quest’anno il Premio Nobel per la Pace grida un atto di denuncia contro il sistema bancario tradizionale.

Il dieci dicembre viene ufficialmente riconosciuto l’impegno per la Pace. Quest’anno a Oslo il Nobel omonimo è per l’appunto andato al banchiere dei poveri:
Muhammad Yunus che, insieme alla Grameen Bank da lui stesso fondata in Bangladesh nel ’76, reinvestirà nel finanziamento etico quel 1.100.000 euro ricevuti in premio per aver creduto nelle capacità dei derelitti del mondo. Il principio: dare credito, ossia dare fiducia – dall’etimologia della parola stessa - a chi diversamente non avrebbe l’opportunità di riscattarsi da quel cono d’ombra in cui il capitalismo occidentale ha tutto l’interesse di farlo restare. Tutto partì trent’anni fa quando Yunus, economista specializzatosi negli Stati Uniti e poi capo della facoltà di Economia dell’Università di Chittagong, frugandosi in tasca dette 27 dollari ad una donna condannata a vita ad intrecciare seggiolini di bambù per due centesimi di dollaro al giorno. Fu l’inizio di un modo rivoluzionario di fare banca, capace di creare sviluppo economico e sociale partendo dal basso, prestando a chi non ha garanzie materiali da offrire in cambio. Da quel giorno sono state quasi 7 milioni le persone che hanno bene- ficiato dei prestiti della Grameen Bank, di cui il 97% donne, per circa 6 miliardi di dollari erogati in quaranta Paesi diversi, di cui il 98,85% puntualmente rimborsato.
Quest’ultimo dato a confutare la credenza che i poveri non siano affidabili. Invece Yunus era convinto che “non sono i poveri a creare la povertà, ma le strutture sociali e le loro politiche”. Ha creduto nella componente debole della società mettendole a disposizione somme di denaro, per noi, pressoché irrilevanti – i singoli prestiti erogati dalla Grameen Bank si aggirano mediamente sui 163 euro – utilizzate per dare ossigeno a piccole attività artigianali che, crescendo, nel tempo si sono dimostrate capaci di restituire il prestito, chiederne di nuovi, sfuggire al ricatto degli intermediari e dei commercianti locali e aprirsi al mercato. Altro punto forte della teoria di Yunus è stato il dare fiducia alle donne: “molto più responsabili degli uomini nei confronti della famiglia”, perché come sostiene Simona Lanzoni, referente progetti della Fondazione Pangea, una delle migliaia di organizzazioni sparse nel Mondo che hanno fatto proprie le idee di Muhammad Yunus: “Puntare su una donna significa assicurarsi un cambiamento sociale, perché se lei sta bene, stanno meglio anche i suoi figli”. Idee che funzionano, e lo dimostrano i dati dei sondaggi: il 58% di chi ha presoa prestito dalla Grameen è già uscito dallo stato di povertà, il Bangladesh ha ridoto la povertà dell’1% all’anno dal 1990 e di oltre il 2% dal 2000, dimezzando la povertà entro il 2015 su ammissione medesima del Millennium Goal delle Nazioni Unite.
Nato come strumento per il Terzo Mondo, il microcredito si è diffuso anche in Occidente rivelandosi vincente in Europa come nelle Americhe. Quel modo di fare banca al contrario in Italia ha infatti trovato la disponibilità delle Mag (Mutue di Risparmio Autogetito) e della Banca Etica, il cui braccio internazionale – il Consorzio Etimos – distribuisce migliaia di prestiti in Africa, Asia e America Latina. “Assicurare il credito a tutti è l’unico modo per riformare il Welfare State occidentale – ha dichiarato Muhammad Yunus – Invece di fare entrare la gente in programmi di assistenzialismo, dai quali poi non esce per il resto della vita, occorre darle l’opportunità di costruirsene una, di vita. Questa chance si chiama credito”. Alla domanda che ciascuno di noi si è posto sulla rilevanza nel conferire a Yunus il massimo riconoscimento per la promozione della Pace, piuttosto che per l’Economia, risponde la motivazione del comitato norvegese: “Una pace duratura non può essere ottenuta finché larghi strati di popolazione non trovano il modo per alleviare la loro condizione di povertà. Il microcredito è uno di questi. Lo sviluppo dal basso aiuta a far crescere la democrazia e i diritti umani”.

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