Come la mamma non c'è nessuno. La medicina scientifica parla chiaro: l'allattamento al seno permette di far crescere in modo ottimale i bambini dal punto di vista nutrizionale, immunologico ed emozionale. Il latte materno, infatti, è difficilmente sostituibile e costituisce la norma per un'alimentazione corretta dell’infanzia.
Eppure allattare di questi tempi non è facile. Non lo era negli anni ‘70, quando il latte in polvere sembrava la manna piovuta dal cielo. A maggior ragione non lo è oggi per un'altra serie di motivi. Intanto alle donne manca spesso una formazione e un sostegno psicologico adeguati per affrontare la maternità e l'allattamento. E poi c'è un altro motivo strutturale: su tutto il sistema infanzia incombe il fantasma invisibile del profitto. Non lo dice Marx, ma le principali istituzioni sanitarie internazionali. In un’epoca in cui la capacità di penetrazione psicologica della pubblicità è smisurata, le multinazionali dei prodotti per infanzia imbastiscono campagne promozionali scorrette e fuorvianti. Una strategia subdola, a volte grossolana, per indurre le mamme a rinunciare all'allattamento al seno, a prescindere da una valutazione medica. Il messaggio che si vuol far passare, in soldoni, è che le alternative industriali siano meglio.
Questo è il motivo che ha spinto sin dal lontano 1981 OMS e Unicef a siglare un Codice di riferimento per la Commercializzazione del latte artificiale. L'obiettivo era quello di proteggere le mamme dall'influenza del marketing, permettendo loro di prendere decisioni consapevoli. Un codice disatteso, che le legislazioni nazionali, e in particolar modo quella italiana, non si preoccupano di far rispettare.
Nella maggior parte dei casi le industrie che commercializzano latte in polvere giocano sporco.
La nostra rivista si è sempre impegnata a denunciare violazioni del codice internazionale, attraverso articoli sull'argomento (vedi TTC aprile 2004) e lanciando la campagna "No alle mamme in polvere", che invitava al boicottaggio dei prodotti Nestlé. Ebbene, è venuto ora il momento di riaggiornarci, grazie alla pubblicazione della nuova edizione de "Il Codice violato", curato dalla sezione italiana dell’associazione Ibfan (International Baby Food Action Network). L'ultimo caso eclatante, infatti, riguarda un'altra venerabile industria dell'alimentazione infantile: la Plasmon. Nel settembre del 2004 ha dovuto ritirare dal mercato un opuscolo che reclamizzava i prodotti della linea Dieterba e che sfoggiava una presunta approvazione del Ministero della Salute. Grazie alla denuncia dell'associazione IBFAN, infatti, è saltato fuori che, oltre a non rispettare nessuno dei requisiti richiesti dal Codice per il materiale informativo e didattico, quel depliant mentiva anche riguardo alla sua approvazione da parte del Ministero. La firma semplicemente non c'era. La mia generazione si ricorderà con più amarezza il sapore mellifluo del mitico biscotto oblungo.
I colpi bassi però in questo ambito sono un fenomeno abituale. Chicco, Avent, MisterBaby, Prénatal sono tutte responsabili di una campagna di dissuasione all'allattamento materno, attraverso la pubblicazione di libri, opuscoli e audiocassette.
A mo' di esempio citiamo la Guida Chicco edizione 2003 dove, a pagina 40 e 41, si sottolinea "la stanchezza e lo stress fisico e psichico" causati dall'allattamento. Nella pagina a fianco si suggerisce al lettore-lettrice gli acquisti adatti "a partire dalla nascita" con un'ampia offerta di tiralatte, sterilizzatori, bilancia, imbuto per il latte in polvere. Citiamo ancora Milupa che, nella promozione del latte in polvere "Conformilad", conferisce una più alta digeribilità al latte in polvere di propria produzione. Il tutto richiamando una maggiore serenità in famiglia, e con una foto di cornice che ritrae l'idillio di bimbo, mamma e papà, uniti e sorridenti.
Il codice vuole scoraggiare un ricorso troppo frequente e non ragionato ai prodotti artificiali. E come misura di un proprio paragrafo, vieta esplicitamente la fornitura gratuita di latte in polvere presso gli ospedali e le strutture sanitarie.
Una pratica ancora molto diffusa, che oltre a condizionare pesantemente la scelta delle mamme e dei medici, è la causa principale dell'anomalia tutta italiana dei prezzi alle stelle. Il biberon nostrano, è balzato alla cronaca come il più caro d'Europa. Costa addirittura quattro volte di più che in Olanda o in Germania. La solita anomalia italiana? Il fenomeno, secondo Ibfan, si giustifica alla luce del forte investimento delle aziende che finanziano convegni medici, pubblicazioni scientifiche e corsi di aggiornamento.
Come tutti sappiamo il Ministro Sirchia nel frattempo è intervenuto platealmente, proponendo un decreto, che ha sì il pregio di abbassare (di poco) i prezzi esorbitanti del latte in polvere, ma che non va ad intaccare minimamente le irregolarità rispetto al Codice OMS. La risposta parlamentare per fortuna c'è stata, con l'onorevole verde Paolo Cento, che ha proposto una legge incentrata sull'adeguamento della normativa italiana a tutte le prescrizioni del Codice OMS.
I tempi per un'infanzia a norma Oms forse non sono lontani. Dai nostri politici ora ci aspettiamo più coerenza. E soprattutto un po’ di coraggio in più, per difendere il diritto ad essere... in tutto e per tutto, naturalmente, mamme...


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Allattare al seno è ancora un diritto?

