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A come agricoltura

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altA come agricoltura. E anche come aria, alimentazione, ambiente. Sono le quattro “A” che regolano la vita dell’umanità dalla notte dei tempi, in quella catena della sopravvivenza che ha garantito fin qui la prosecuzione della specie. Ma la campagna italiana, minacciata innanzitutto dal cemento e dall’asfalto, rischia di deperire irrimediabilmente, coinvolgendo anche la conservazione del paesaggio su cui si fonda la nostra identità nazionale.

Le nostre campagne si stanno progressivamente spopolando, mentre le piccole aziende agricole lasciano spazio alla coltivazione intensiva. Altro che “dipendenza energetica” dall’estero: di questo passo l’Italia rischia di perdere anche l’indipendenza alimentare, di non avere più frutta e verdura proprie. Hanno senz’altro ragione quindi gli agricoltori a sentirsi traditi da una politica che non li aiuta e da una burocrazia inutilmente complessa e onerosa, nonché da un mercato che non rispetta i costi reali del lavoro. Ma il peggio è che l’abbandono dell’agricoltura sta distruggendo di conseguenza il paesaggio, l’ambiente e la biodiversità, con la prospettiva di inevitabili ripercussioni sul turismo e su tutto l’indotto.

C’ è un fondo di saggezza nel proverbio popolare che dice: “Piove, governo ladro”. E non sta tanto, come si può ricavare da una lettura superficiale, nell’ovvio qualunquismo di una imprecazione del genere. Quanto piuttosto nella consapevolezza che perfino un evento meteorologico come la pioggia, quando diventa una calamità naturale e provoca alluvioni, frane, crolli, vittime e danni, interpella fatalmente le responsabilità di chi governa o non governa il territorio. Di chi appunto “ruba” il suolo, consumandolo con la cementificazione selvaggia, l’urbanizzazione irregolare, il disboscamento, l’abusivismo e con quella malattia endemica della società moderna che si può chiamare “capannonite”, cioè l’estensione indiscriminata dei capannoni che invadono e ricoprono la campagna.

E’ allarmistico o esagerato concludere che lo stato dell’agricoltura italiana segnala ormai un’emergenza nazionale, da cui dipende non solo il futuro di un settore fondamentale per l’intera economia italiana, ma la stessa identità sociale e culturale del Paese?


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